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Osservatorio sulla gestione della salute nella ASL di Latina

riceviamo e pubblichiamo

E’ veramente “offensivo” il pensiero corto della guerra espresso da Giorgio Casati, Direttore Generale della ASL di Latina, quando afferma che non serve riaprire gli “ospedali dismessi”. 

Con fermezza, allo stesso tempo, come Comitato Civico respingiamo le tante “boutade” dei politici di ogni colore ed ex trombati di turno, che si affollano per conquistare, le pagine promozionali dei giornali, con ideuzze, mezze righe e riciclati, pur di galleggiare nel letame sanitario pontino.

Occorre un pensiero largo, sistemico, in grado di vedere oggi e di anticipare il futuro, affinché “non sia mai più come prima!”

Oggi

Alle 9.40, sono già 50 i pazienti in carico al DEA di Latina (fonte: http://www.regione.lazio.it/accessiprontosoccorso/); sono oltre 150 i pontini ricoverati per Covid per lo più nel Goretti di Latina, (a Roma non ci vogliono andare); in tutto il Lazio sono occupati il 37% dei posti letto in terapia intensiva per Covid,  numericamente 352 (trecentocinquantadue) pazienti,  (fonte: https://www.agenas.gov.it/covid19/web/index.php#); in area non critica nel Lazio sono occupati il 50% dei posti letto, corrispondenti a  3241 (tremiladuecentoquarantuno) pazienti Covid.

“Italia Oggi”, ha pubblicato, ieri la “22a indagine sulla Qualità della Vita” realizzata con l’Università La Sapienza: posiziona il territorio pontino all’85° posto nella graduatoria delle 107 province italiane; però Latina scivola drammaticamente al 93° posto per Il sistema salute a causa di uno scarsissimo numero di posti letto e per le insufficienti tecnologie mediche e diagnostiche.

“La provincia di Latina ha il 10% della popolazione del Lazio e dunque il 10% infetti (covid ndr) e il 10% dei ricoverati, ma non ha il 10% dei posti letto che sono invece concentrati su Roma.” Cosi, esordisce nelle sue dichiarazioni a Il Messaggero di ieri, Giorgio Casati, e comunica che giovedì prossimo in videoconferenza la ASL incontrerà tutte le Strutture Private a fronte di nuove risorse concesse dalla Regione Lazio per le prestazioni riabilitative.

Dunque: concentrazione o dispersione delle risorse, qual è la politica sanitaria della ASL?

Le strutture pubbliche “dismesse” a dire di Casati, sono inutili, mentre sono talmente utili le Strutture private che le convoca a breve per discutere delle nuove risorse economiche della Regione Lazio per la Riabilitazione. 

Solo i Comitati vedono qualche incongruenza? Oppure no? O tutto fila liscio secondo il pensiero corto della guerra!

C’è una inutilità voluta, che è offesa e umiliazione continua, in primo luogo delle popolazioni che hanno provveduto nel tempo a investire in beni, servizi, risorse umane, per la sanità nel proprio territorio: quante donazioni, quanta oblatività di tante professionalità? 

I territori dei c.d. ospedali dismessi hanno creduto e credono nella salute bene comune, credono ancor di più che il futuro è la salute bene comune nell’ambito di ogni Comunità. 

Dovrebbe essere la prima lezione di Covid 19 (https://youtu.be/f6ZH5BDY4G4): affollamento e concentrazione, non sembrano rispondere a mantenere un delicato equilibrio vitale, soprattutto nelle dinamiche organizzative.

Non sappiamo se il manager della Asl di Latina, abbia studiato alla “Sorbona”, ma se vuole continuare a pensare a una guerra, gli rammentiamo che Napoleone sapeva che poteva vincere solo grazie ai sogni di vittoria dei suoi soldati, ed occorre però ricordargli che i suoi soldati sono la sanità pubblica.

Come Comitato siamo sinceramente preoccupati di questo miope andazzo nella sanità pontina, tanto più che questa crisi sanitaria, prevede tante risorse economiche in gioco: dove andranno a finire? 

Vogliamo aprire un necessario dibattito sulle scelte per la sanità pubblica, aperto, partecipato, trasparente, per costruire il futuro.

Siamo oggi preoccupati delle tante omissioni rispetto ai morti con Covid dell’Ospedalità privata, della copertura delle morti bianche nelle RSA con i protocolli di telemonitoraggio, di dati e informazioni drogati da amnesie istituzionali. 

Nel mese di novembre una popolazione di oltre 10.000 abitanti, quella di Cori, ha contato sul proprio territorio quasi un decesso al giorno, non una parola da parte dei vertici della ASL (dati ufficiali https://www.opensalutelazio.it, ci dicono che nel corso del 2017, in un anno, erano decedute 123 persone).

Qualcosa non va, è ora di parlarne, è l’ora delle scelte, oggi per il futuro.

SOLIDARIETA’ AI CITTADINI E AL SINDACO DI CORI COMITATO CIVICO CORI

Solidarietà: in primo luogo a tutte le famiglie che hanno perso una persona cara, che ora si muore senza il calore di una carezza, senza il rito di un saluto.

Solidarietà: a chi sta male di qualunque male, per le condizioni di solitudine, terribili ed inaccettabili.

Solidarietà: a tutti gli anziani confinati nelle loro case, lasciati soli per amore.

Solidarietà: a tutti coloro che nelle RSA avrebbero voluto per i loro cari una fine dignitosa; noi, nella RSA di Cori, contiamo tredici bare partite per destinazioni ignote di cimiteri anonimi per senza nome, solidarietà per chi non conosciamo e non conosceremo mai più. 

Solidarietà: a chi lavora nelle RSA, negli Ospedali, nei servizi di emergenza, nelle strutture sanitarie, vere o finte, come quella che è rimasta a noi, nonostante le lotte e l’impegno di tanti.

Solidarietà: a chi fa le pulizie, agli operatori ecologici, ed ai medici, agli infermieri, agli operatori sanitari.

Solidarietà: ai giovani e ai bambini, ai quali sono sottratti gli spazi di crescita.

Solidarietà: a tutti i nostri concittadini, alla nostra comunità e al nostro Sindaco, Mauro De Lillis, per il compito che la vita gli ha assegnato in questo tragico passaggio della storia, per aver scelto, anche, di proteggere tutti con un bidone giallo, porta a porta, perchè in quel bidone c’è la potenza della cura.

La nostra comunità, con tutti i suoi difetti di paese, il sapere tutto di tutti, ha profonde radici di solidarietà.

L’accanimento mediatico di questi giorni è una bestemmia, un’eco spaesata nel silenzio della stampa verso la verità negata di tutti i giorni. Perchè è giornalettismo quello che insegue il dito ma non la luna: un’ossessione compulsiva verso una non notizia.

C’è una tv spazzatura che si trova a proprio agio nel “trash”, nel rifiuto speciale, in quel bidoncino giallo, come un maiale che gongola nel proprio letame, e finirà come sappiamo. 

Non inseguiamo la noia del povero giornalista di turno: cambiamo canale, ma soprattutto, e sta in noi, cambiamo storia.