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ZONA PROFONDO ROSSO: CORI

Comunicato Stampa Comitato Civico – Cori, 13 maggio 2021

Ci dispiace deludervi ora che il Lazio da due settimane è zona gialla: 

Cori è “ZONA ROSSA”

Di un rosso, profondo sempre più, in termini di servizi per la salute, anzi per i disservizi all’ordine del giorno, e rischia di portarsi appresso nella “zona rossa” tutto il Distretto 1 della ASL, a partire da Cisterna, e via a seguire con Aprilia; che Roccamassima è già da tempo fuori gioco.

Dire indecente la condizione dei cittadini di Cori, Roccamassima, Norma, che la mattina si recano presso l’Ospedale di Comunità di Cori, lasciati al freddo, a capire se avranno diritto a fare un prelievo per le analisi, dove si va per la fila dalle 6,30 del mattino, per sperare di stare tra i primi 30 cittadini fortunati e, non tornare i giorni a venire, a tentare ogni volta questa strana lotteria.

Ma la lotteria della ASL di Latina, distretto 1 (siete avvisati: senza cashback), non si ferma al sistema prelievi, ma anche alla scelta del Medico di Famiglia; lì però ci si sposta doverosamente a Cisterna, che a Cori è troppo garantire una scelta tra “tanti servizi”, vista la serie dei pensionamenti sia dei MMG, che del personale della ASL; ma anche lì, numeretti limitati, e a prenderli al volo c’è chi si sveglia prima dell’alba o non dorme affatto. Ci avevate illuso, signori della ASL, che ci avviavamo ad un sistema sanitario migliore, con una Casa della Salute funzionante in ogni luogo, la Telemedicina, la telemedicina a Cori… 

Ora vorremmo sapere se lo sa la Corte dei Conti, quanto si sprechino soldi senza costrutti nella ASL di Latina? O dovremmo informarli noi, Comitato Civico di Cori? Che si comprano macchinari per far la ruggine da anni, che non c’è un sistema previsionale sul turn over del personale, che c’è chi sta male e non ha risposta: il distretto 1 della Asl di Latina dispensa a piene mani  ai cittadini solo sofferenze inutili aggiunte a quelle della malattia.

L’ex PPI  a Cori, rimane chiuso dalle 20.00 alle 8.00; e allora tutta la struttura è blindata, per non dare un minimo di assistenza a chi ne ha bisogno; che vergogna questo 2021 di promesse a vanvera, quelle dell’On.le La Penna andate a male, di mancate risposte da parte dei nuovi vertici della ASL di Latina.

Tra qualche giorno chiuderà anche l’Ambulatorio di Pneumologia, sempre a causa del pensionamento di un medico: ma il Direttore Generale della ASL di Latina, lo sa? Lo sa il Direttore del Distretto? Nulla muovendosi, sembrerebbe di no: ora però come direbbe un famoso calzolaio corese vi abbiamo informati.

Ad oggi sappiamo, come Comitato Civico, che la Dott.a Cavalli, come il suo predecessore, fa orecchie da mercante alle legittime richieste dei cittadini. 

Alla nostra nota, protocollata il 25 marzo scorso, non è seguita alcuna risposta, ne consegue che Le intimiamo pubblicamente di rispondere, perchè il Comitato di fronte ai muri di gomma non si ferma; parte in giornata la nostra messa in mora di 15 giorni, per chi voglia evitare una denuncia per omissione di atti di ufficio e la comunicazione al Difensore Civico della Regione Lazio.

Il Comitato Civico di Cori inoltre ha aderito all’iniziativa “Ripartenza a porte aperte” http://opengovforum.it, perchè ritiene la trasparenza delle PA fondamentale, unita alla partecipazione civica, cosicchè dal 17 al 21 maggio aderirà in collaborazione con l’APS Polygonal e l’amministrazione comunale di Cori, alla Settimana dell’Amministrazione Aperta. Apriremo sportelli, virtuali e in presenza, per consentire a tutta la popolazione del Comune di Cori, cittadini e cittadine, di avere tutti, aperto e accessibile il proprio Fascicolo Sanitario Elettronico, con tutto ciò che ne deriva come gestione della propria salute online, affinchè la telemedicina sia.  

Pertanto invitiamo  tutti  a visitare periodicamente la pagina PartecipaSAA2021 per consultare il Programma in continuo aggiornamento delle iniziative della SAA2021 e la mappa dinamica in cui saranno indicate anche le iniziative del Comitato Civico di Cori e dell’APS Polygonal, in attesa che la ASL di Latina provveda ad assumersi le proprie responsabilità, c’è chi si rimbocca le maniche.

RIPARTIRE CON UNA SANITA’ PUBBLICA DI ECCELLENZA E SFIDARE RSA E OSPEDALITA’ PRIVATA SULLA QUALITA’ E SULL’ETICA

(COMUNICATO STAMPA – Cori, 30 gennaio 2021) riceviamo e pubblichiamo

Casati, il direttore Generale della ASL di Latina, se ne va, e non sarà un caso che dopo 22 anni di oscurità, gli ultimi veramente bui, finalmente si è accesa una luce nei locali adiacenti all’ex PPI di Cori.

Sì, l’altro ieri si sono materializzati una Dottoressa e un Dottore, non noti, che in un men che non si dica, messi al corrente della ridicola situazione, con accroccata “illuminazione votiva”, hanno effettuato una telefonata, e portato i tecnici aspettati da decenni, ad allacciare i fili dell’area che sarebbe stata inizialmente destinata ad una Osservazione Breve, ma i cui destini si sono persi nelle scartoffie burocratiche della ASL che decretavano impossibile l’allaccio della corrente, a causa di un collaudo mai effettuato; e che, a questo punto, come volevasi dimostrare da più parti, e in particolare dal Comitato Civico in difesa dell’Ospedale e poi del PPI di Cori, si è realmente dimostrato irrilevante: così, detto fatto.

Si, non c’è niente da fare: quel che conta è l’assunzione di responsabilità; e la prime persone “libere” che sono arrivate a Cori senza compartimenti stagni nella testa, senza se e senza ma, hanno permesso ciò che era impossibile da 22 anni. E ieri, anche il sistema antincendio dell’edificio ospedaliero è diventato miracolosamente a norma sicurezza, dopo 22 anni.

22 anni ci teniamo a sottolinearlo che sono stati depredazione e sottrazioni, da parte di dirigenti ASL, capi di distretto e sottopanza vari: l’Ospedale di Comunità di Cori è stato per loro un “non luogo”, forse un residuo bellico, un lazzaretto, dove si oscillava tra la cancellazione della memoria dei suoi fasti come Ospedale e la creazione di un monstrum roboante di parole, ma per lo più vuoto di contenuti per tanti cittadini potenziali utenti.

E allora, per fare ciò che è necessario, occorre essere liberi da paraocchi e da livori accumulati inspiegabilmente nel tempo, per la carriera, liberi da quegli studi manageriali che hanno portato al disastro che si è rivelato: la sanità italiana in tempi di Covid. 

Salutiamo questa luce, come il primo giorno della creazione, per dirvi che non possiamo più aspettare alcuna lungaggine burocratica, alcuna giustificazione per non fare. Ci aspettiamo che il PAT torni ad assistere la popolazione per intere 24 ore al giorno, e non con le attuali 12 ore diurne, e lotteremo per questo. Ci aspettiamo che i degenti dell’Ospedale di Comunità tornino ad essere in contatto con almeno un familiare: magari sempre lo stesso e strettamente monitorato nei comportamenti dai Medici di famiglia; e strettamente istruito su precauzioni e regole anticovid; perchè si restituisca un volto umano alla sofferenza. Affinchè non si muoia di solitudine, in solitudine; di inedia, di stenti, di lamenti, pianti e lacrime represse: perchè non c’è più un volto amico e paziente ad imboccarci; e, da soli soli è faticoso vivere e non lasciarsi andare; è faticoso credere che si sia lì, in ospedale, per uscirne fuori, perchè c’è qualcuno ad aspettarti a casa e voglia tornare ad accoglierti a braccia aperte, se non lo vedi più da settimane; occorre curare questo dolore da smarrimento, questa angoscia terrifica, con la presenza dei cari, che sono la cura, parte della cura fondamentale. Ed occorre tutti lavorare, perchè quei posti di degenza dell’Ospedale di Comunità di Cori siano i migliori al mondo. Siano come una casa accogliente: la nostra casa dei sogni. E appena entri senti odore di pulito, ti invade la luce e un’aria buona, senti lenzuola fresche di bucato, ti accolgono sorrisi, che sono accudimento, per corpi stanchi, ma curati e profumati; sorrisi, che sono portate di pietanze calde e fumanti, fiori sbocciati sui davanzali, con il piacere nel cuore di vedere che di giorno in giorno si migliora, che torna forte la voglia di vivere. 

Restituiamo la voglia di vivere ai nostri anziani degenti con la nostra presenza; con quella di operatori sanitari, medici, infermieri, Oss che sappiano dire: “Io sono qui per te! Sì, proprio per te”, presenti nell’ascolto di voci fioche o rugginose, di lamenti ingoiati; presenti nell’ incrociare occhi smarriti e persi di riferimenti; non si può morire di parole non dette, di carezze mancate, di ricerca di sguardi amici, di tempo che non sai più, di vertigini di impotenza.

Se “si cresce solo se sognati”, riprendiamoci, con le parole di Danilo Dolci, come comunità il sogno di un futuro migliore per tutti, e le responsabilità di attuarlo concretamente questo futuro, soprattutto nei luoghi della sofferenza.

RESPONSABILITA’ vuol dire che tutti i progetti accantonati per i servizi sanitari nel nostro paese devono ripartire: immediatamente. La telemedicina a Cori, oggi, è una poltrona vuota coperta da un lenzuolo che la protegge dalla polvere: due anni sono passati, schermi e componenti informatici sono già superati nelle tecnologie; sono anni che si parla di presa in carico dei pazienti cronici: è ora di farlo sul serio, subito; tutti noi siamo parte delle trasformazioni, se lo vogliamo. 

La nuova attrezzatura della Radiologia, non è un regalo da tenere sotto l’albero: si devono dare disposizioni perchè funzioni, si assuma il personale necessario; si riaprano gli ambulatori e se ne incrementino le specialità, si porti l’assistenza domiciliare ad altissimi livelli, si incrementi tutta la medicina di prossimità con risorse adeguate, (con il Recovery plan, possiamo).

Si costringa anche la RSA che è sul territorio ad elevare al massimo gli standard di qualità di accudimento delle persone ricoverate; ed a questo proposito, come Comitato Civico, sfidiamo MIraglia, leader dell’Ospedalità privata, a voler fare della RSA di Cori un fiore all’occhiello di tutta la ospedalità privata a livello nazionale; un modello da seguire per umanità, qualità, competenze tutte, e qualità contrattuali e di retribuzione; mai più vogliamo assistere alla sfilata di carri funebri dipartiti a novembre scorso, mai più.

Noi, Comitato, abbiamo un sogno e vogliamo realizzarlo con tutte le nostre forze, oggi e sempre, per una umanità migliore, a partire dai luoghi del soffrire. Lo dobbiamo a tutti, e lo affermiamo con determinazione, soprattutto in questa giornata che a Cori è la giornata della memoria di un bombardamento che iniziò una mattina, 30 di gennaio, alle 9.30 del 1944, con centinaia di morti. E da queste tante distruzioni, ancora una volta, riusciremo a risorgere.